lunedì 4 febbraio 2013

Ho sentito sti tipi che si chiamano La Fury

La cosa migliore è quando un gruppo ti fa venir voglia di ascoltare un genere (o un non genere) decisamente fuori dalle tue corde.
In passato ho trascorso anche io le mie giornate a sfondare i dischi di Kyuss, Sleep, Monster Magnet e roba così. Giorni lontani, ricordi neanche troppo belli di tutto quello che ci stava intorno, e conseguente abbandono di quel tipo di sonorità.
Poi qualche breve flashback, magari non proprio "a fuoco", tipo quando uscirono i Mars Volta, ma non posso certo dire di avere decine di dischi "stoner related" nella mia collezione.
E forse è proprio per questo che apprezzo il lavoro dei La Fury: italianissimi, quasi vicini di casa, come gli Ziz.
Il loro è un suono molto contaminato: ci sono le chitarre macignose, alla Josh Homme, coi riff circolari e pestoni, ma sono immerse in un contesto meno prevedibile.
Ormai ad ascoltare un disco dei QOTSA sai già quasi dove ci sarà il cambio di tempo, dove si spalmerà l'ennesima filastrocca drogata di Homme.
Il bello dei La Fury è che prendono parte dell'impianto "duro", ma ci ricamano sopra con una grande personalità. Si vede che "ci stanno dietro" con impegno e passione. Se contiamo che il promo che mi hanno passato è stato registrato in presa diretta, beh, non si può dire certo che siano novellini con un'infatuazione momentanea...
Le composizioni dicevo sono molto articolate, nonostante i numerosi cambi di tempo e di atmosfera c'è sempre un impasto melodico che non annoia, e permette di "tenere il segno" senza perdere attenzione. Sono precisi, a tempissimo, spietati sui riff e nitidi sulle aperture. Le chitarre sono spedite, compatte, si intrecciano in modo prezioso ma non pretenzioso. La voce è il tocco finale per un gruppo che sembra avere già una personalità spiccata: non lontana dalla timbrica alla Alice In Chains e capace di variazioni vicine all'hardcore, aderisce sempre ad una personalissima sobrietà.
Il suono dei La Fury, pur essendo sfaccettato e rumoroso, si discosta totalmente da certi ascolti che un appassionato di stoner molto spesso si autoinfligge.
C'è qualcosa che che ti spinge a premere ancora "play", perchè nei La Fury trovi  volume, ma anche spezzature e melodie.
I ritorni dagli episodi più veloci sono sempre appassionanti, diluiti da chitarre quasi pulite, e i cambi di paesaggio sonoro sono ben dosati, mai fini a se stessi.
Forse farò rabbrividire i ragazzi con queste parole, ma i La Fury, pur essendo molto "duri", hanno un cromosoma "pop": niente di commerciale, niente di prevedibile, però c'è qualcosa che ti si piazza in testa, i pezzi hanno un filo, in mezzo ad una struttura tutt'altro che semplice.
E' un po' difficile da spiegare, ma quello che voglio dire lo si capisce ascoltando le canzoni. Fatevi un giro sulla loro pagina facebook o su reverbnation (http://www.reverbnation.com/lafury), e sarà tutto più chiaro. La musica buona deve ricominciare ad arrivare dal basso: i La Fury hanno radici solide e sono pronti a rompere il terreno desertico così caro al loro immaginario.

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